17/04/15

UTOPIA (di Dennis Kelly)





Serie televisiva britannica targata Channel 4 e ideata da Dennis Kelly, già autore di una serie intitolata “Pulling”, che, in patria, ha avuto un ottimo successo di critiche.

Utopia” costituisce, senza alcun dubbio, una delle più brillanti ed interessanti sorprese del 2013; e lo è, soprattutto, perché non è stata preceduta da sensazionali campagne di comunicazione, né da annunci al fulmicotone. All’improvviso, semplicemente, si è materializzata dal nulla... e chi ha avuto la fortuna di incapparvici non è più riuscito a farne a meno.

Nel cast, figurano un botto di ottimi caratteristi, qualche signor nessuno e tante facce giuste, ma nemmeno un nome veramente di richiamo per il grande pubblico.

Su tutti, il gigantesco Neil Maskell (già apprezzato nell’interessante “Kill list”, uno dei migliori e più innovativi horror degli ultimi anni) e Stephen Rea (“V for Vendetta); ma anche Adeel Akthar (del divertentissimo “Four Lions”) e Paul Higgins (dell’ottimo “Line of Duty”). Come dicevamo, non un cast stellare, ma attori solidi, capaci e assolutamente perfetti per i rispettivi ruoli.

Insomma, di “Utopia” non sapeva un cazzo nessuno e, tutt’oggi, solo pochi fortunati possono vantarsi di averne avuto visione diretta. La maggior parte della gente, ne ha solo sentito parlare o letto in giro per la rete.
In Italia, per intenderci, la serie non è nemmeno stata distribuita. In compenso, abbiamo comprato quel “capolavoro” di “Der letze Bulle ritradotto ne “L’Ultimo sbirro”: una tamarrata tremenda prodotta dalla tv tedesca, con luci smarmellate e attori-cane con dei mullet come se fossimo ancora nel 1988, incentrata su un agente che si risveglia dopo 20 anni di coma. Complimenti ai dirigenti RAI e complimenti a chi decide come investire il budget. Questa volta, almeno, non abbiamo comprato il format dalla TV polacca (come con Don Matteo), ma ci siamo limitati a comprare l’originale teutonico.

Gli americani, invece, che di roba di qualità se ne intendono un pochino e che non campano estorcendo il canone, l’hanno subito opzionata per un remake, che verrà girato interamente da David Fincher. Ragazzi, l’Oceano è ancora larghissimo…




Utopia, dicevamo, è un prodotto di nicchia: stilosissimo e iperviolento, raffinatissimo e supernerd, coltissimo e colorato come un caleidoscopio virato all’acido lisergico.

Purtroppo, come dicevamo, l’hanno visto in pochi. Troppo pochi, visto che la terza stagione è stata tragicamente cancellata. Ma quei pochi che l’hanno vista, l’hanno trovata geniale, brillante e l’hanno amata spasmodicamente.

Ma che cos’è “Utopia”? È una serie che racconta di dietrologie da complottari e di piani per sterminare tre-quattro miliardi di persone; di pazzi killer con gravi turbe adolescenziali alle spalle e di hacker segaioli che scoprono il “piano-di-fine-di-mondo” nascosto tra i disegni di una graphic novel scritta da uno scienziato paranoico in manicomio; di implacabili eroine della giustizia; di politici corrotti; di sette segrete; di scienziati frustrati; di spioni e contro-spioni; di colpi di stato veri, falsi, presunti e ipotetici, e di tanto, tanto, tantissimo ancora.

Se c’è un limite, in “Utopia”, è stato forse quello di aver voluto buttare un sacco di carne al fuoco: una marea di personaggi, un sacco di piani narrativi, continui colpi di scena, salti avanti e indietro nel tempo… lasciando talvolta lo spettatore un po’ basito e alquanto spiazzato per la strana piega degli avvenimenti e per l’ennesimo sorprendente twist o cliffhanger.


 


A parte ciò, ce ne fossero di serie così brillanti e coraggiose, capaci di raccontarti di cospirazioni plausibili e tremende (come sterminare mezzo mondo grazie ad un virus mortale) e contemporaneamente porti il dubbio – etico, filosofico, politico ed esistenziale – che i complottari potrebbero non avere poi tutti i torti e che forse… magari con altri metodi… in fondo in fondo…

Ragazzi, stiamo parlando di una serie che mostra TRANQUILLAMENTE una strage di bambini compiuta a colpi di rivoltella e mitra in una scuola media, messa in atto da una coppia di pazzi criminali senza scrupoli, vestiti come Sbirulino, che, nel giro di mezza puntata, diventano i vostri personaggi preferiti. E che non sono neppure i veri cattivi. Ma dove la trovate un’altra roba così…?
Stiamo parlando di una serie inglese, vista da quattro gatti in patria e mai distribuita in Italia, che è talmente colta e raffinata da aprire addirittura la sua seconda stagione (SPOILER ALERT) sulle immagini di Bruno Vespa che annuncia l’omicidio di Aldo Moro e dove la morte (vera) del giornalista Pecorelli diventa un escamotage dello show che apre inquietanti connessioni tra l’omicidio dello statista italiano e la cospirazione messa in atto nella finzione. Ma vi rendete conto?

Utopia” è spiazzante, violenta, altamente disturbante e malatissima, è una visone retinicamente meravigliosa e moralmente dolorosissima; ancora una volta: dove la trovate una serie capace di fotografare con colori e luci straordinarie una scena di tortura e mutilazione assolutamente disgustosa e rivoltante? Parliamo di rimanere ammaliati dalla bellezza della visione di una scena in cui dei bulbi oculari vengono letteralmente estratti a cucchiaiate… 


Raramente abbiamo visto una serie così spiazzante, imprevedibile e perfettamente consapevole dei propri mezzi e dei propri obiettivi: in primis, divertire e distrarre lo spettatore con luci ed effetti stroboscopici, per poi, quando è cotto a puntino, colpirlo con forza nei maroni. Neanche a Guantanamo…

Utopia” è, contemporaneamente, un fumettone coloratissimo e un racconto di science-fiction; un saggio di realpolitik e un pamphlet morale; soprattutto, è un drammatico e realissimo monito ai pericoli VERI del nostro presente e del nostro prossimo futuro: tecnologie sempre più invadenti e protagoniste delle nostre vite, nemici invisibili e potentissimi, identità sdoppiate tra i fili della rete, multinazionali degne dei migliori romanzi di William Gibson.

Veramente straordinario il livello tecnico di regia, montaggio e fotografia. I cromatismi ipersaturi e super-pop cozzano meravigliosamente con i drammi messi in scena su campi lunghissimi e ambientazioni sempre perfette. Questi qui sono talmente bravi che ti fanno sembrare figo anche un ascensore in perlinato o una moquette marrone macchiata di caffelatte. Non vi dico cosa sono capaci di fare con prati, corpi di fabbrica e paesaggi urbani…



Infine, la musica: la colonna sonora è stupefacente e ipnotica. Un misto di elettronica disturbante, campionature schizofreniche e jingle pubblicitari...

La lingua stessa parlata da alcuni dei personaggi è talmente connotata ed esasperata da diventare, essa stessa, una sorta di musica per le orecchie. Quando sentirete parlare Neil Maskell per la prima volta, capirete cosa dico. Quando lo sentirete pronunciare per la prima volta il suo tormentone: “where is Jessica Hide?”, sarete suoi prigionieri per sempre. Pensate che su youtube girano video con montaggi di Maskell che pronuncia mille mila volte di seguito sempre la stessa frase: “where is Jessica Hide”, per ore!





GIUDIZIO SINTETICO: Se pensate che guardare serie televisive significhi anche porsi delle domande scomode e se avete lo stomaco per farlo, allora “Utopia” è sicuramente la vostra serie. Recuperatela assolutamente!!!

VOTO: 9




P.S.

Se la rece vi è piaciuta, sappiate che essa ha costituito la base per la puntata "Nel dubbio, smarmella" di "Serial K: Le serie tv in radio", una trasmissione webradio che tratta di serie televisive e che scrivo e conduco assieme a due carissimi amici: Tommy e Giulio. I podcast delle passate puntate li potete trovare tutti su Mixcloud; le puntate le potete sentire in diretta ogni 2 settimane, il giovedì, dalle 19:00 alle 21:00 su Radio Strike; tutte le info, le comunicazioni, i commenti e le foto le trovate su FB. Vi aspettiamo.





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