08/02/16

THE JINX ( di Andrew Jareki)



Spoiler Alert!!! Spoiler Alert!!! Spoiler Alert!!!

The Jinx” è, semplicemente, la migliore serie che vedrete quest’anno e, probabilmente, anche uno dei prodotti più intelligenti, disturbanti e conturbanti che abbiate mai visto in vita vostra. Perché? Beh, innanzitutto perché è una produzione HBO, il network che, da almeno vent'anni, si contraddistingue  per innovazione linguistica, temi cazzuti e linguaggio ben poco edulcorato.

Secondo, perché la serie co-prodotta, scritta e diretta da Andrew Jareki è talmente avanti che era difficile anche solo provare ad immaginarla... figuriamoci a realizzarla.


"The Jinx", infatti, non solo è stata capace di rivitalizzare un genere (il documentario), trasformandolo da prodotto di nicchia a blockbuster appassionante, ma lo ha fatto rivoluzionandone i codici espressivi, senza tuttavia tradirne in alcun modo lo spirito. Non è esagerato affermare che l'ultima produzione HBO si ponga come apripista a un nuovo modo di intendere il crime e concepire l’intrattenimento televisivo. “The Jinx”, infatti, è riuscita ad intercettare la fascinazione collettiva per il torbido, la passione per le storiacce di cronaca nera, la morbosa curiosità per i delitti celebri (specie se irrisolti) e convogliarle in un prodotto che, pur ricorrendo alla grammatica giornalistica e cronachistica, fosse fortemente ispirato ai codici emotivi e strutturali del crime, del thriller e del procedural.

The Jinx”, infatti, è una serie che parla come un documentario, mette in scena la vicenda come una fiction, indaga come uno sbirro e, per giunta, riflette sul vocabolario dei media, sul loro ruolo e sui loro effetti come nei migliori trattati di semiotica e di filosofia del linguaggio. Il tutto, analizzando meticolosamente un caso di triplice omicidio sul quale, per 30 anni, si son impantanati detective e agenti federali degli Stati Uniti.


I fatti di cronaca nera alla base di "The Jinx", per oltre un quarto di secolo, hanno dominato la scena mediatica americana, perché, oltre ad avere tutte le caratteristiche del giallo, del macabro e della violenza più efferata, coinvolgevano in prima persona l’erede di una delle dinastie di costruttori più ricche e famose di New York: tale Robert Durst.

Conseguentemente, gli ingredienti per rendere il caso Durst un vero e proprio culto per gli appassionati del torbido e del mistero c’erano proprio tutti. In Italia, magari, chi sia Robert Durst non lo sa quasi nessuno, ma in America, soprattutto ai tempi, il suo nome e quello della sua famiglia era sulla bocca di tutti. Giusto per rendere l’idea, è come se Gianni Agnelli, negli anni ’80, fosse stato accusato di essere il Mostro di Firenze!!!

Andrew Jarecki e il suo staff, per la verità, già in passato si erano appassionati alla vicenda e, nel 2010, avevano realizzato addirittura un film, “Love & Secrets”, con Kirsten Dunst e Ryan Gosling. Il film, però, non se lo era cagato quasi nessuno. Il quasi, in questo caso, fa però tutta la differenza del mondo, dal momento che la pellicola suscitò, in effetti, l’attenzione del più importante degli spettatori: Bob Durst in persona, il quale, dopo aver assistito alla proiezione, decise sua sponte di contattare il regista per poter dare, per la prima volta in 30 anni, la sua personale versione dei fatti che stavano alla base delle accuse che lo avevano perseguitato per tutta la vita.


Così, il buon Durst si mette a nudo davanti alle telecamere e comincia a ricostruire, assieme alla troupe, tutti i passaggi degli omicidi che lo hanno visto indagato tra i principali sospetti. 

Ne esce un prodotto mai visto prima: materiali d’archivio e ricostruzioni di fiction che si alternano ad una lunghissima intervista in cui Durst riflette sul processo mediatico di cui è stato oggetto, sulla infondatezza delle accuse che gli sono state rivolte e si presenta al mondo come un eccentrico, ma tutto sommato innocuo, agnello sacrificale. Ovviamente, c’è molto di più. Perché ci sono anche le opinioni dei giurati, dei giudici, dei poliziotti, dei parenti delle vittime. Ogni omicidio viene analizzato, ricostruito e indagato come in una meticolosa e spettacolare indagine poliziesca. E Durst è sempre in prima linea a fornire ogni dettaglio, a rispondere ad ogni domanda e a sostenere, con la propria faccia e il proprio corpo, il peso di una detection che sarebbe stata insostenibile per chiunque. L’intervista di Durst, nel corso delle varie puntate, diventa sfogo, confessione, pantomima, show, interrogatorio e farsa.


Il risultato è qualcosa d’inimmaginabile e di mai visto prima: innanzitutto perché, pur essendo un documentario e rispettandone tutti i crismi, lo spettatore e il regista stanno quasi sempre sullo stesso piano: entrambi condividono gli stessi dubbi e, fino all’ultimo, non hanno la più pallida idea di quale sarà la verità, né se ne emergerà mai una. Inoltre, il ritratto che Durst offre di se stesso è qualcosa che rasenta l’incredibile: con i suoi mille tic, le sue facce stranite, il suo look da chi è rimasto indietro di qualche decennio con le logiche del glamour, i suoi tremendi lutti familiari, i conflitti edipici, le plurime accuse, le invidie, la sessualità deviata e le sfighe immani, costruisce una figura al limite del grottesco, con la quale, nonostante tutto, lo spettatore finisce per empatizzare. "The Jinx" diventa quindi una sorta di “Sympathy for the Devil”, che, fino all’ultimo, si diverte a giocare con la morale del pubblico e del regista: ma Bob è innocente o è colpevole? Ci fa o ci è? Ha solo una gran sfiga o è il male impersonificato? 

E, pian pianino, si insinuano come un tarlo nella testa dello spettatore pensieri tremendi: può essere colpevole, ma gli vogliamo anche un po’ di bene. Può essere innocente, ma con tutti i suoi miliardi meglio a lui che a noi… 

Ma soprattutto: noi che guardiamo, crediamo alla sua versione dei fatti? E qual è la verità quando tutti hanno una loro personale versione delle cose già cristallizzata e predefinita? Può la verità emergere da un processo giudiziario? da un documentario giornalistico? dalle accuse dei parenti delle vittime? dalle indagini della polizia? dai giuramenti dell’accusato? Ed ogni puntata, spietatamente, racconta una diversa Verità, che si confonde e si sovrappone a tutte le altre: quella degli inquirenti, quella dei giornalisti, quella degli atti giudiziari e quella dei parenti delle vittime. Oltre, naturalmente, a quella di Durst.

Con rispetto parlando, altro che le pugnette pseudo-filosofiche e intelletualoidi recitate dagli sbirri di “True Detective” tra una birra sgasata e una paglia rabbiosa (che pure sono tantissima roba!): qui siamo di fronte alla VITA VERA, con un megalomane milionario che grida al “gomblotto” mentre narcisisticamente si mette a nudo davanti alle telecamere per recitare l’apologia di se stesso, in un’intervista detection che, nel corso delle puntate, spazia tra il legal thriller, il crime movie e l’horror più efferato.


Ogni episodio affronta un tema preciso di quella che è stata la vicenda Durst: le indagini, il processo, l’eco mediatica, i giudizi degli inquirenti e le opinioni delle persone coinvolte. Quello di cui ci si rende conto, nel procedere dello show, è come sia quasi impossibile, in vicende come questa, riuscire a conservare il giusto equilibrio; a mantenere l’equidistanza necessaria per poter analizzare le cose per quello che sono e non per quello che sembrano. La forza di “The Jinx” e la maestria di Jareki risiedono proprio nella straordinaria e mirabile capacità di non cadere mai nella tentazione del facile sensazionalismo e della più becera emotività; col senno di poi, buoni tutti, ma sfido chiunque a raccontare una storia come questa senza sbattere il mostro in copertina o speculare sul vittimismo da quattro soldi. Puntare il dito e dipingere Durst come un maniaco assetato di sangue, enfatizzando solo i suoi lati più oscuri, sarebbe stato molto proficuo in termini di presa sul pubblico. Sempre morbosamente attratto dai dettagli più infimi e sempre appagato di fronte alla rovinosa caduta degli dei. Così come sarebbe stato semplice eleggerlo a povera vittima del sistema, ingiustamente perseguitato solo perché famoso. Aspettare invece che la Verità emergesse dai fatti ha impiegato 10 anni di duro lavoro. Ma ne è valsa, cazzo, la pena.

10 anni di ricerche, un’infinità di ore di girato, materiali d’archivio sterminati e la preziosissima intervista-verità di Robert Durst. Alla fine, come nei migliori gialli, il caso viene risolto e Jareki riesce a fare quello che trent’anni di processi e indagini non erano riusciti a fare: scoprire il vero assassino di ognuno dei tre omicidi. Credo che sia la prima volta che una serie televisiva risolve un triplice caso di omicidio. Pensate che l’F.B.I. ha potuto ottenere il mandato di cattura e procedere all’arresto del vero responsabile dei delitti solo grazie ai filmati dell’ultima puntata dello show, che le sono stati messi a disposizione dalla produzione pochi giorni prima della regolare messa in onda.

The Jinx”, probabilmente, resterà un unicum irripetibile. Faccio molta fatica non solo ad immaginare un altro caso del genere, ma anche a pensare che esista, da qualche parte, un altro Robert Durst: un autentico mattatore della scena, capace di catalizzare l’attenzione e inchiodare l’emotività dello spettatore come carta moschicida. Già, perché senza di lui e senza la sua straordinaria presenza scenica, la serie sarebbe stata tutta un’altra cosa.
Ci sono dei momenti in cui ci si dimentica che quello sullo schermo non è un attore e ci si lascia rapire dalle incredibili capacità interpretative di Durst, che, a mio avviso, avrebbe meritato il Golden Globe per una prestazione che, letteralmente, mangia comodamente in testa a tutti i candidati di quest’anno. In ogni caso, il successo di pubblico di critica sta già facendo proseliti (pensate al recentissimo "Making a Murderer" e a "The People vs. O.J. Simpson: America Crime Story"). Naturalmente, potrebbe essere solo una moda passeggera destinata a sgonfiarsi in pochi mesi; ma potrebbe essere anche una svolta epocale nella storia della televisione di intrattenimento. Sia come sia, noi vi abbiamo avvisato...



GIUDIZIO SINTETICO: Proprio quando pensavate che le serie televisive ormai non avessero più niente da offrire in termini di innovazione e coraggio produttivo, ecco che spunta questo capolavoro a riscrivere le regole del genere e dell’intrattenimento. Agghiacciante, disturbante e morbosamente affascinante. STREPITOSO!



VOTO: 9




P.S:

"The Jinx" costituisce il terzo imperdibile appuntamento di "Festivi & Seriali - Rassegne di voracità televisiva", il primo Festival italiano dedicato al binge watching. La rassegna è organizzata da "Serial K - Le serie TV in Radio", l'unica trasmissione radiofonica italiana dedicata al mondo delle serie tv. La trasmissione è curata da Tommaso Gavioli, Giulio Muratori, Dodi Germano, Eugenia Fattori e, naturalmente, dal sottoscritto vostro affezionatissimo e va in onda sulle frequenze di Radio Città del Capo (94.700 e 96.325 MHz) ogni lunedì dalle 20:30 alle 21:30.

"The Jinx", dunque, verrà proiettata per intero, in lingua originale con sottotitoli in italiano, domenica 14 febbraio, alle ore 14, presso il Loft di Kinodromo

Invece di andare a limonare duro sulle panchine dei giardini come dei regazzini,  che ormai avete una certa età, portate la morosa a vedere una delle più belle serie dell'anno. Venite in pigiama, coi cuscini, con la coperta di flanella e pure coi materassini... noi ci mettiamo la birra e vari generi di conforto. Se non avete la morosa, forse è perché non frequentate i posti giusti, come il Loft di Kinodromo il giorno di S. Valentino. 







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